venerdì 4 aprile 2025

U.S. PALMESE



titolo originale: U.S. PALMESE (ITALIA, 2025)
regia: MANETTI BROS.
sceneggiatura: MANETTI BROS., EMILIANO RUBBI, LUNA GUALANO
cast: ROCCO PAPALEO, BLAISE AFONSO, GIULIA MAENZA, CLAUDIA GERINI, LISA DO COUTO TEXEIRA, GIANFELICE IMPARATO 
durata: 122 minuti
giudizio: 



A Palmi, cittadina calabra di 18mila abitanti, il pensionato Don Vincenzo ha un'idea folle per risollevare le asfittiche sorti della squadra di calcio locale: organizzare una raccolta fondi tra tutti i compaesani per ingaggiare un calciatore di serie A, l'estroso ma intrattabile Etienne Morville, ormai emarginato a causa del suo pessimo carattere...    



Non sarà che ci siamo giocati definitivamente i Manetti Bros? Non mi piace essere brutale, ma la sensazione purtroppo è quella. Dopo la sciagurata trilogia di Diabolik, devastante sia dal punto di vista artistico che commerciale (almeno per quanto riguarda i due sequel), i due fratelli romani si sono repentinamente buttati sul calcio (argomento sempre assai spinoso da portare al cinema) raccontando una favola sportiva se vogliamo anche intrigante, almeno sulla carta, ma deludentissima come realizzazione. Vi dico subito il perchè, senza giri di parole: chi amava i Manetti per la loro "follia" creativa, per l'esuberanza debordante che riversavano in ogni loro film, belli o brutti che fossero, rimarrà spiazzato e mortificato da questa pellicola così tremendamente scontata, prevedibile, pedissequa, che sembra scritta con l'intelligenza artificiale tanto è anonima e priva di qualsiasi slancio emotivo...

La storia è risaputa: si parla di una squadra di calcio calabra, la U.S. Palmese, confinata da secoli nel dilettantismo e disertata dai propri tifosi. L'idea geniale per rilanciarla è quello di ingaggiare attraverso una sottoscrizione popolare un calciatore di serie A, il giovane francese Etienne Morville, tanto talentuoso quanto scapestrato sui campi di gioco. Morville, nero, belloccio e viziato (ogni riferimento a Mario Balotelli non sembra proprio casuale), accetta quindi di scendere di quattro categorie per rilanciare la sua immagine, senza avere la minima idea di cosa andrà incontro giocando nei polverosi campetti di provincia. Ovviamente l'inizio sarà traumatico ma poi, manco a dirlo, il "nostro" troverà nella Palmese l'ambiente ideale per cambiare vita, testa e approccio umano con le persone. 

Ora, aldilà della totale implausibilità della vicenda (ma proviamo comunque a passarci sopra), quello che proprio non si può vedere di U.S. Palmese è la rincorsa a tutti gli stereotipi possibili sul calcio da parte di chi, evidentemente, di calcio non sa proprio nulla: non si spiegano le riprese (insopportabili) in slow-motion, le giocate (assurde) alla Holly e Benji, i primi piani improbabili sui volti ghignanti dei calciatori (manco fossero gladiatori nel Colosseo), addirittura i fermo-immagine (!) nel bel mezzo di un'azione di gioco per evidenziare (sic!) la dimensione "epica" della messinscena... al punto che Fuga per la Vittoria di John Huston al confronto era realistico quasi quanto un documentario! Non sono dettagli: i film sul calcio, come in generale tutti quelli a tema sportivo, funzionano se le azioni di gioco risultano credibili, altrimenti si parla d'altro. Il calcio, poi, è forse lo sport più difficile da trasporre sul grande schermo, proprio per l'oggettiva difficoltà di riprodurre lo svolgimento delle partite: non è un caso, per dire, che ne Il maledetto United di Tom Hooper (per chi scrive il miglior film sul calcio mai realizzato) le azioni di gioco non si vedono praticamente mai.

Oltretutto, come dicevamo, U.S. Palmese non riesce mai a elevarsi da un copione stanco e prevedibile, che prova a mescolare sport e buoni sentimenti senza mai affondare i colpi, spingendosi addirittura a una banalissima critica sociale sulla sanità calabrese e sul presunto "bigottismo" di una terra austera, ancorata alle proprie vetuste tradizioni, rappresentato dalla ragazza lesbica che non ha il coraggio di fare coming-out con suo padre... intendiamoci, non c'è niente di particolarmente brutto o sbagliato nella sceneggiatura: solo che il film dei Manetti non decolla mai, non emoziona, non diverte e non commuove. Va avanti per inerzia, con il pilota automatico, e se non sapessimo che alla regìa ci sono perlappunto i Manetti Bros. potremmo ipotizzare che sia stato diretto da un principiante, da uno studente mediocre al primo anno di corso che non ha fatto altro che scrivere il "compitino".  

Si salvano solo le prove attoriali. Blaise Afonso ha il giusto phisique du role per interpretare Morville, Rocco Papaleo si destreggia bene in un contesto e in una terra che ben conosce (è lucano, ma ha vissuto a lungo in Calabria), la giovane Giulia Maenza, corpo da ex modella e viso solare, tipicamente mediterraneo, è il "volto nuovo" che si fa amare all'istante, mentre Claudia Gerini è amabilmente convincente nel suo ruolo di poetessa romantica e appassionata, in cui dà l'impressione di divertirsi un sacco. Purtuttavia, non bastano certo queste interpretazioni a sollevare un film superficiale e pedissequo, piatto, senza mordente, non a caso (stando ai primi riscontri) sostanzialmente ignorato dal pubblico, anche quello del Sud. E per i Manetti adesso i flop commerciali cominciano a essere davvero tanti...
 

2 commenti:

  1. Non posso che condividere, una delusione totale. Non stravedo per i film sul calcio ma qui l'argomento c'entra poco, hai detto bene la trama è di una banalità totale, è tutto già visto dall'inizio alla fine. Anche Papaleo non mi sembrava proprio convinto.
    Pazienza.
    Buon weekend
    Mauro

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    Risposte
    1. Sì, indubbiamente la mano dei Manetti qui è praticamente sparita... come se si fossero "normalizzati" dopo gli ultimi flop. Ma a giudicare dagli incassi (magri) anche questa scelta "conservativa" non sembra avere pagato

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